C’è un documento del 5 settembre 1541 custodito negli archivi storici che cambia la storia di questo angolo di lago per sempre. Quel giorno, l’imperatore Carlo V firmò la concessione che autorizzava i conti Rusca di Luino a tenere ogni mercoledì “forum seu mercatum liberum et franchum”: un mercato libero e franco, aperto a tutti, senza dazi di accesso. In latino, come si usava allora per i documenti che dovevano durare.
Dura ancora.
Come nacque — e perché proprio qui
La storia del mercato di Luino inizia in realtà qualche anno prima, nel 1535, quando Giacomo Mandelli — signore del feudo di Maccagno, la stessa famiglia che dominava Maccagno Inferiore con i suoi privilegi imperiali — ottenne per primo la concessione di un mercato settimanale. L’accordo prevedeva che si tenesse a settimane alterne tra Maccagno e Luino: un mercoledì di qua, uno di là, con i commercianti che spostavano banchi e merci in battello attraverso il lago.
Furono i conti Rusca di Luino a capire che la posizione geografica era tutto. Luino si trovava — e si trova ancora — esattamente nel punto in cui la sponda lombarda del lago è più vicina alla Svizzera. Le valli del Canton Ticino scaricavano le loro merci qui. Le vie alpine che scendevano dal San Gottardo portavano verso Luino prima di raggiungere la pianura padana. Luino era un nodo — non una destinazione, ma un punto di transito obbligato tra due mondi economici. I conti Rusca fecero lobbying direttamente all’imperatore — con l’intercessione, si dice, dello stesso Giacomo Mandelli di Maccagno. Carlo V firmò. Il mercato passò definitivamente a Luino.
Cinque secoli in quattro istantanee
1603. Lo storico milanese Paolo Morigia elogia il clima di Maccagno, dove crescono aranci e limoni anche d’inverno. Il lago è vivo di traffico commerciale. Il mercato di Luino è già un punto di riferimento regionale.
1858. Una guida di viaggio del tempo registra che il “fiorente mercato” si svolge ogni mercoledì “per maggior comodo” delle valli convergenti su Luino. È ancora un mercato di territorio — servizio per le comunità locali, non spettacolo per turisti.
1871. Un’altra guida descrive come il mercato “crebbe d’importanza per la maggiore frequentazione degli Svizzeri a provvedervi i vini e le granaglie”. Il confine è diventato un vantaggio. Il franco svizzero vale più della lira, e i commercianti lo sanno.
1959. Il Thurgauer Zeitung scrive: “L’occhio del turista può ammirare, se mercoledì, un completo e affollato mercato ricco di ogni varietà di merci e le parlate che si odono sono quelle di svizzeri, belgi, olandesi e tedeschi.” Negli anni ’80, i treni speciali arrivano direttamente da Monaco di Baviera.
Il mercato che Hemingway e Piero Chiara conoscevano
Luino compare nel romanzo Addio alle armi di Ernest Hemingway. Lo scrittore americano aveva attraversato questa parte del lago durante la Prima Guerra Mondiale, e quei paesaggi lacustri — il confine, i battelli, la pioggia sulle montagne — tornano nella sua prosa con la precisione di chi ha guardato davvero.
Piero Chiara — nato a Luino nel 1913, uno dei grandi narratori italiani del Novecento — ha dedicato pagine memorabili al mercato della sua città. In un racconto intitolato “Quando cominciò il mercato di Luino” immaginava le origini del commercio lacustre come un incontro primordiale tra pescatori locali e stranieri carichi di merci. La scena è comica e ancestrale allo stesso tempo: un pescatore vede arrivare gente “tutta coperta di ferro” e corre dai compagni allarmato. Gli rispondono che sono mercanti, non soldati. “Cercano soltanto pesce e ortaggi, offrendo in cambio aghi e pezzi di tessuto”. Era cominciato il mercato di Luino. La letteratura e la storia si mescolano qui come fanno le acque del lago con quelle del Tresa.
Oggi — quello che vale il viaggio
Più di 350 bancarelle. Riconosciuto da Regione Lombardia nel 2022 come “Mercato a valenza storica di tradizione”. Ogni mercoledì dalle nove del mattino alle quattro del pomeriggio, il centro di Luino cambia completamente natura.
Il mercato di Luino non è un mercato di souvenir. La struttura è quella di un mercato vero: le famiglie locali che riforniscono la dispensa per la settimana, i cuochi dei ristoranti che scelgono le verdure a mano, i commercianti svizzeri che attraversano il confine con il carrello. Il settore alimentare è quello che vale il viaggio: formaggi svizzeri dai produttori del Canton Ticino, salumi valtellinesi, la Formaggella del Luinese DOP — primo formaggio 100% capra in Italia, documentata dal 1596, prodotta nelle valli sopra Maccagno.
Come arrivarci — e perché farlo in battello
Da Maccagno, il battello per Luino impiega circa quindici minuti. È il modo giusto di andarci. Non perché la strada sia difficile — la statale è rapida e panoramica — ma perché arrivare in battello significa arrivare come si arrivava quando questo mercato era già vecchio di tre secoli. Significa scendere sul pontile con il mercato davanti e l’acqua alle spalle, con la stessa prospettiva che avevano i commercianti che da Maccagno portavano le loro merci ogni mercoledì mattina da generazioni. Il ritorno con il battello del primo pomeriggio lascia il tempo giusto per girare, mangiare, comprare. I ristoranti sul lungolago di Luino servono ancora il pesce del lago — il risotto con il pesce persico è il piatto della casa. Meglio prenotare: il mercoledì non è una giornata tranquilla.
Perché il mercoledì a Luino non è un’opzione — è un’abitudine
Il mercato di Luino non è un’attrazione turistica nel senso convenzionale. Non si visita — ci si partecipa. È il giorno in cui la regione si mette in moto, in cui i confini tra Italia e Svizzera diventano linee sulla carta e niente altro, in cui il lago torna a essere quello che è sempre stato: una via di comunicazione, non una cartolina.
Carlo V lo capì nel 1541, quando scrisse “forum seu mercatum liberum et franchum”. Libero e franco: due aggettivi che descrivevano un privilegio commerciale, ma raccontavano anche qualcosa di più profondo sull’anima di questo posto. Da quasi cinque secoli, ogni mercoledì mattina.
Il mercato di Luino si tiene ogni mercoledì dalle 9:00 alle 16:30, lungo il lungolago e nel centro storico. Da Maccagno si raggiunge in battello in circa quindici minuti. Orari su navigazionelaghi.it
Il mercato di Luino ha radici storiche che risalgono al 1535, quando Giacomo Mandelli — il signore del feudo di Maccagno che amministrava anche parte del territorio luinese — ottenne la concessione per un mercato settimanale. Il documento definitivo porta la data del 5 settembre 1541, quando l’imperatore Carlo V firmò la concessione che autorizzava i conti Rusca di Luino a tenere ogni mercoledì un “forum seu mercatum liberum et franchum”: un mercato libero e franco, aperto a chiunque, senza dazi di accesso. Era una concessione di privilegio imperiale dello stesso tipo di quelle che per secoli avevano garantito a Maccagno la sua esenzione fiscale. Il mercato era un diritto, e come tutti i diritti medievali andava guadagnato, pagato, difeso. Quella difesa non fu semplice: nel 1744 i mercanti di Varese e di Como si opposero formalmente all’estensione del mercato, temendo la concorrenza con le loro piazze commerciali frequentate da clientela svizzera. La soluzione fu un compromesso diplomatico che spostò il mercato concorrente a Laveno invece che a Luino, lasciando Luino libera di continuare la sua tradizione ormai secolare.
L’atmosfera del mercato di Luino in settimana — non solo la mattina di punta ma durante l’intera giornata — è quella di un luogo che non ha smesso mai di essere quello che era. Le quattrocento bancarelle che si estendono dal centro storico fino al lungolago non vendono tutte la stessa cosa: ci sono i venditori di abbigliamento che vengono dalla pianura lombarda, i produttori locali di formaggi e salumi delle valli varesine e ticinesi, i fiorai che portano le piante dei vivai del Verbano, gli artigiani con oggetti in legno e in ferro battuto lavorati nelle botteghe delle valli alpine. E poi ci sono i banchi del pesce lacustre — quelli con i lavarelli e i persici ancora vivi nelle vasche, o il pesce fresco della mattina stessa del lago — e i banchi delle verdure di stagione che cambiano ogni settimana con il calendario agricolo della regione. È un mercato che riflette il territorio in modo diretto, senza mediazioni: ciò che si coltiva e si produce nel raggio di cinquanta chilometri finisce sui suoi banchi.
Ernest Hemingway, che conosceva Luino per i suoi soggiorni sul Lago Maggiore durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, la descrive in “Addio alle armi” con la precisione visiva che è la sua firma: “Vidi uno spacco cuneiforme tra le montagne sull’altra sponda e pensai che dovesse essere Luino”. È una visione dal lago, dalla prospettiva del battello che si avvicina alla riva — la stessa prospettiva che ancora oggi si ha arrivando a Luino in battello da Maccagno o da Locarno. La città si apre sul lago con una generosità visiva che non appartiene a tutti i borghi del Verbano: il lungolago è ampio, le case colorate si susseguono compatte, il Palazzo Verbania con le sue arcate affaccia sull’acqua come un palazzo veneziano dimenticato su un lago alpino. E il mercato, naturalmente, non era ancora aperto quando Hemingway vedeva Luino dalla sua prospettiva acquatica. Ma il borgo che vedeva era già quello del mercoledì, già strutturato attorno alla sua vocazione commerciale che aveva radici in ogni vicolo e in ogni piazza.
Piero Chiara, lo scrittore luinese (1913–1986) che in tutta la sua opera ha cercato di catturare l’anima del Verbano, dedicò al mercato di Luino un racconto intitolato “Quando cominciò il mercato di Luino”. Lo immagina come un incontro primitivo e casuale tra un pescatore luinese e uno straniero, probabilmente svizzero, che offre aghi e pezzi di tessuto in cambio di pesce e ortaggi. Era cominciato il mercato di Luino. Un accordo semplice, diretto, basato sulla complementarietà di ciò che ognuno aveva e dell’altro aveva bisogno. Che poi sia diventato una fiera di quattrocento bancarelle con autobus turistici dalla Germania è solo la versione scalata dello stesso principio originario: qualcuno ha qualcosa che qualcun altro vuole, e il lago è il punto di incontro naturale tra chi produce sulle montagne e chi consuma nelle città.
Il mercato di Luino è stato riconosciuto nel 2022 dalla Regione Lombardia come “Mercato a valenza storica di tradizione” — un riconoscimento tardivo ma significativo di un’istituzione che esiste da quasi cinquecento anni. I numeri sono quelli di un evento di rilevanza europea: nei picchi estivi si registrano fino a seimila visitatori ogni mercoledì, con autobus organizzati dalla Svizzera e dalla Germania, con gruppi provenienti da ogni parte d’Europa che fanno del mercato di Luino una tappa turistica dedicata. La clientela svizzera in particolare — a Luino in un’ora da Lugano, in meno di due ore da Zurigo — è stata per decenni il motore economico del mercato, con il franco svizzero forte che rendeva gli acquisti in Italia particolarmente convenienti. Oggi quella asimmetria monetaria si è ridotta, ma la tradizione rimane: i treni da Locarno e da Lugano il mercoledì mattina sono sempre pieni.
Da Casa del Borgo il mercoledì a Luino è raggiungibile in due modi diversi, entrambi belli. Il primo è in auto lungo la statale costiera — undici chilometri che seguono il bordo del lago, passano per il piccolo borgo di Germignaga, e arrivano al lungolago di Luino dove si trovano parcheggi anche in piena estate. Il secondo — e questo è il modo che consigliamo — è in battello: il pontile di imbarco di Maccagno è a pochi minuti a piedi dagli appartamenti, e il battello impiega venti minuti abbondanti per raggiungere Luino, passando davanti alla Torre della Gabella sul promontorio e scendendo lungo la costa con la stessa rotta che i mercanti medievali percorrevano sulle loro barche a vela. Arrivare a Luino dal lago dà al mercato una prospettiva diversa: si vede la città prima dal largo, poi da vicino, con il lungolago che si apre gradualmente mentre il battello si avvicina. È un arrivo che mette subito di buon umore — e di buon umore si fanno i migliori acquisti.
Il mercato di Luino non è solo commercio: è anche un sistema di comunicazione informale che per secoli ha connesso comunità che non avevano altri modi di incontrarsi regolarmente. Gli anziani del lago ricordano il mercato di Luino come il luogo dove si sapevano le notizie, si capiva come stava andando l’annata agricola, si sentivano le voci che venivano da oltre il confine. Prima dei telefoni, prima della radio, prima dei giornali locali — il mercato settimanale era il sistema di diffusione delle informazioni più efficiente che il territorio avesse. Chi vendeva le castagne sapeva com’era andata la raccolta nelle valli alpine. Chi comprava il pesce sapeva com’era il lago. Chi portava i formaggi sapeva come stavano le greggi sugli alpeggi. E tutto questo sapere circolava nei venti minuti di contrattazione di una bancarella, si aggiornava, si trasformava in conoscenza collettiva.
Il cibo del mercato di Luino è una delle attrazioni principali per chi viene da fuori. Non il cibo venduto sui banchi — quello si compra e si porta a casa — ma il cibo mangiato sul posto, nelle trattorie e nei bar che il mercoledì hanno i tavoli pieni già alle undici del mattino. La tradizione vuole che il pranzo del mercoledì a Luino sia leggero: un piatto di risotto al persico, un pesce fritto con la polenta, un carpione di lavarello con la cipolla rossa. I vini della casa sono il Merlot del Ticino o un bianco locale — semplice, freddo, servito in carafa. E poi il caffè, lungo e forte, nel bar sul lungolago dove si siedono i venditori del mercato nel momento di pausa pomeridiana, con la stessa familiarità di chi frequenta lo stesso posto da vent’anni. Sedersi a questo caffè il mercoledì pomeriggio, dopo il giro del mercato, è uno dei rituali più semplici e più soddisfacenti che Luino offre.
Il mercato di Luino non è perfetto — nessun mercato lo è. Ha le sue bancarelle di prodotti importati venduti come artigianato locale, i suoi venditori ambulanti con le casse di abbigliamento non sempre di qualità, le sue zone dove il turismo si sente più del territorio. Ma ha anche la sua autenticità nei settori giusti: i produttori locali di formaggi che si spostano dal mercoledì alla fiera del lunedì a Omegna e al sabato di Verbania, portando ogni volta i loro prodotti freschi. I coltivatori delle valli varesine con le verdure dell’orto. I raccoglitori di funghi delle valli alpine che in stagione portano i loro cestini direttamente sulla bancarella. E soprattutto — i pescivendoli del lago con il pesce fresco del Verbano, che in nessun supermercato della pianura si trova e che a Luino il mercoledì mattina è ancora vivo, o appena pescato, con il sapore dell’acqua ancora addosso. Per questo vale il viaggio. Per il persico fresco del mercoledì mattina di Luino.
Casa del Borgo è il punto di partenza ideale per vivere il mercoledì di Luino nella sua forma migliore. Si parte dal borgo di Maccagno Superiore con calma, senza fretta — il mercato apre alle nove ma il meglio si trova tra le dieci e mezzogiorno, quando tutti i venditori sono già sistemati e il flusso di visitatori non è ancora al picco. Si arriva a Luino in battello o in auto, si gira il mercato dal centro storico verso il lungolago seguendo il percorso naturale delle bancarelle, si fa la spesa degli ingredienti freschi del lago e delle valli, si mangia in una trattoria sul lungolago, e si torna a Maccagno nel pomeriggio con le borse piene e la soddisfazione di aver passato la mattina in un posto che esiste da quasi cinquecento anni per esattamente questa ragione: permettere a chi ha qualcosa di incontrare chi lo cerca. Una ragione semplice e perfetta, che ha retto cinque secoli di storia e non mostra segni di invecchiamento.
La rivalità storica tra Luino e Laveno per il mercato settimanale — una delle pagine più divertenti della storia commerciale del Verbano — racconta molto del carattere di questo lago. Nel Settecento, quando si trattava di decidere dove collocare il secondo mercato del lago dopo quello di Luino, le città di Varese e Como si unirono in un’alleanza insolita per opporsi a un mercato più frequente a Luino. Non per ragioni di principio, ma per ragioni economiche molto concrete: la clientela svizzera che comprava a Luino avrebbe potuto comprarla da loro se Luino non fosse stata così appetibile. Il compromesso — il mercato a Laveno invece che a Luino — fu una vittoria parziale per tutti: Luino mantenne il suo primato, Laveno ottenne il suo mercato, Varese e Como si sentirono protette dalla concorrenza. È una storia che potrebbe essere raccontata da un manuale di economia medievale, ma è anche una storia umana, fatta di interessi e di paure e di compromessi che il tempo ha trasformato in tradizione.
Il Palazzo Verbania di Luino — quello con le arcate sul lungolago che si vede dal battello — oggi ospita la biblioteca e gli archivi dedicati a Piero Chiara e a Vittorio Sereni, i due scrittori che più di ogni altro hanno raccontato Luino e il Verbano in letteratura. Chiara con i suoi romanzi borghesi e i suoi racconti lacustri pieni di ironia e di desiderio; Sereni con la sua poesia che trasforma il paesaggio del lago in metafora dell’anima. La biblioteca organizza in inverno cicli di lettura e di conferenze che permettono di conoscere questi autori nel loro contesto: le strade di Luino, il mercato del mercoledì, il lungolago che entrambi hanno percorso migliaia di volte e che entrambi hanno trasformato in letteratura. Chi visita la biblioteca dopo aver girato il mercato porta via una comprensione del posto che nessuna guida turistica potrebbe dare.
Il mercoledì a Luino è anche, per chi arriva da Maccagno in battello, una piccola avventura di navigazione che vale la pena di fare con calma. Il battello parte dal molo di Maccagno — a pochi minuti a piedi dagli appartamenti di Casa del Borgo — e naviga verso sud lungo la costa lombarda. Si passa davanti al promontorio dove sorge La Torretta della Gabella, il punto più avanzato della riva che i navigatori medievali usavano come punto di riferimento. Si vede la foce del torrente Giona che divide Maccagno Inferiore da Maccagno Superiore. Si passa davanti a Germignaga e poi si arriva al porto di Luino, dove il battello attracca e i passeggeri scendono sul lungolago già affollato di venditori che stanno finendo di montare le bancarelle. È un viaggio breve ma completo — venti minuti che raccontano il lago nella sua versione mattutina, con la luce del mattino sull’acqua e il profumo fresco del Verbano nell’aria.
Il mercoledì a Luino è, alla fine, una delle esperienze più oneste che il Lago Maggiore possa offrire. Non è una costruzione turistica, non è un evento organizzato per i visitatori: è una tradizione viva che esiste da quasi cinquecento anni e che continua perché funziona, perché risponde a un bisogno reale, perché il territorio produce cose che la gente vuole comprare e il lago è il punto di incontro naturale tra chi produce e chi compra. Chi viene qui ogni mercoledì porta via qualcosa che non si trova nei centri commerciali della pianura: la qualità del prodotto fresco, la soddisfazione del prezzo trattato, la chiacchiera con il venditore che sa come è andata la stagione dei funghi o come sta il lavarello in questo periodo. È il commercio nella sua forma più umana e più diretta. E in questo, dopo cinquecento anni, non è cambiato niente di essenziale.
Ci sono mercati in cui si va per comprare e mercati in cui si va per stare. Il mercoledì di Luino appartiene alla seconda categoria — almeno per chi lo frequenta con la giusta disposizione d’animo. Non c’è fretta, non c’è obbligo di comprare nulla. Si può camminare tra le bancarelle per ore, guardare, annusare, assaggiare i campioni offerti dai produttori, fermarsi a chiacchierare con chi conosce il proprio prodotto meglio di chiunque altro. È un’educazione al territorio — a cosa cresce sulle montagne intorno al lago, a come si coltiva nei microclimi particolari che il Verbano crea sulle sue rive, a cosa pesca nel lago e come si cucina. Chi gira il mercato di Luino con attenzione impara più sul Lago Maggiore di quanto non impari in una settimana di turismo organizzato. E porta a casa — oltre alla spesa — una comprensione più profonda del posto in cui ha scelto di soggiornare.
Il ritorno a Maccagno dopo il mercoledì a Luino ha sempre la stessa qualità: le borse pesanti delle cose buone comprate, la soddisfazione di una mattina ben spesa, la prospettiva del pranzo o della cena preparata con il pesce fresco o i formaggi o i funghi trovati tra le bancarelle. Casa del Borgo accoglie questo ritorno con i suoi appartamenti luminosi e i suoi spazi dove cucinare diventa un prolungamento naturale dell’esperienza del mercato. Il persico fritto con l’olio di alta qualità trovato al mercato, la polenta bianca accompagnata al formaggino di capra della Val Veddasca, il risotto al lavarello con il brodo preparato con le lische che il pescivendolo ha lasciato da parte. È il cerchio che si chiude tra il lago, il mercato, la cucina e la tavola — il ciclo più antico e più soddisfacente che questa terra abbia da offrire.
Il lungofiume del torrente Giona — quello che separa Maccagno Inferiore da Maccagno Superiore e che scende verso il lago attraverso il centro del borgo — è uno di quei posti che i turisti raramente scoprono perché non compaiono nelle guide. Eppure vale una passeggiata, soprattutto nelle mattine di ottobre quando l’acqua è ancora limpida dopo le prime piogge autunnali e i boschi sopra il torrente hanno i colori dell’autunno. Il Giona scende veloce in certi tratti, quasi silenzioso in altri, e porta con sé quella qualità di acqua di montagna che sa di roccia e di foresta e di neve sciolta in quota. Nelle giornate di sole invernale riflette il cielo con una precisione che il lago non ha — perché il torrente è in movimento, e nell’acqua in movimento il cielo si spezza e si ricompone continuamente, cambiando ogni secondo. Chi torna da Luino il mercoledì pomeriggio con le borse piene di cose buone comprate al mercato, e passa per il lungofium prima di salire agli appartamenti di Casa del Borgo, porta già con sé la migliore parte di un mercoledì sul Lago Maggiore: il mercato, il pesce, il formaggio, il torrente, il borgo. E il lago, sempre il lago, che aspetta fuori dalla finestra.
C’è un’ultima cosa che vale la pena di dire sul mercato di Luino, ed è forse la più importante di tutte: non è un posto dove si va per comprare cose che non si trovano altrove. Si va perché alcune cose si trovano solo lì, solo il mercoledì, solo in quella forma. Il persico fresco del lago, le erbe selvatiche della Val Veddasca, la formaggella del produttore che viene dalla malga il giorno stesso — queste sono cose che non hanno alternative nel raggio di cinquanta chilometri, e che il mercato di Luino concentra in un unico posto per quattro ore ogni settimana. Chi capisce questa logica — chi viene non per fare la spesa generica ma per trovare esattamente quello che il territorio produce in quel momento — porta via dal mercato di Luino qualcosa che nessun supermercato potrebbe mai offrire: il contatto diretto con il cibo del luogo in cui si soggiorna. E questo contatto, sul Lago Maggiore, è uno dei modi più onesti e più belli di capire dove si è.